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Parco Salvatore Quasimodo

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3 luglio 2012 2 03 /07 /luglio /2012 12:05

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"Volgiti, Signore, fino a quando?

 

                        "Celina, preghiamo per i Sacerdoti, si, preghiamo per loro e consacriamo loro               la nostra vita. Gesù mi fa sentire ogni giorno che vuole questo da noi due"                        (Teresa di Lisieux)

 

È dai versetti del salmo 89 e da parole scaturite dalla semplicità del cuore di una fanciulla, divenuta santa, e, cosa ancor più mirabile, Dottore della Chiesa, che prendo le mosse per rivolgere un accorato appello a Voi, Eccellentissimi Vescovi, che avete ricevuto da Dio lo speciale mandato di essere Pastori (pertanto successori degli Apostoli).

Molti di voi (i più, ne sono certa) percorrete una via di amore e di vero servizio al gregge a Voi affidato. Ma io intendo rivolgermi a quelli tra voi, che, pur non meritando l'appellativo di "cattivi pastori" (di biblica memoria), talora, vuoi per debolezza, vuoi per una malintesa concezione della misericordia, finiscono col non esercitare appieno il loro mandato.

Ma chi sono io per osare di rivolgere addirittura un appello a coloro, che sono stati contrassegnati dal sigillo stesso dello Spirito Santo?

State tranquilli. Non sono il Papa. E neanche S. Caterina da Siena.

Sono una semplice battezzata, che questa iniziativa intraprende in nome del sacerdozio comune dei fedeli, conferitole nel Battesimo.

E perché sia chiaro che le mie parole scaturiscono dall'amore e dal dolore, farò riferimento ancora al salmo 136.

"Sulle sponde dei fiumi di Babilonia ci siamo seduti e abbiamo pianto ... abbiamo appeso le nostre arpe ai salici di quella terra ... Come potremo cantare il cantico del Signore in terra straniera?"

La terra straniera non è il mondo, che non ha conosciuto lo spirito di Dio. La terra straniera è quella, che, ahimè, non sente più le risonanze interiori della propria personale chiamata. Solo colui, cui è stato concesso da parte di Dio un carisma speciale, dovrebbe essere in grado di valutarne la portata e di testimoniare con la coerenza della vita la "logica luminosa ed eroica d'amore unico ed illimitato a Cristo Signore e alla sua Chiesa" (Lettera enciclica di Paolo VI).

I Pontefici hanno sempre illuminato la coscienza dei Pastori sulle sublimi esigenze di natura spirituale, che la loro chiamata comporta.

"Volgiti, Signore, fino a quando?" È il grido delle pecore lasciate in abbandono dai loro Sacerdoti. Quei Sacerdoti, che, a loro volta, sono stati lasciati soli dai Vescovi, loro preposti, e si sono smarriti nelle vie della vita.

In balia di se stessi, hanno imboccato una via di menzogna e sono diventati di scandalo al gregge, loro affidato.

Spesso al degrado della loro vita morale, hanno aggiunto il forviamento dottrinale. Come conseguenza si è verificato che taluno ha posto in essere una predicazione, volta a minare alle basi i cardini del Magistero e della disciplina ecclesiastica.

Non significa ciò forse lo svuotare di significato il sacerdozio ministeriale, manifestare e inculcare nei fedeli una esplicita fede solo nel sacerdozio comune, vanificare il concetto di peccato, e, con spavalda incoscienza cancellare dall'etica eroica del cristianesimo l'assolutezza degli ideali della perfezione evangelica, giungendo a scandalizzarsi del Vangelo stesso?

Ponendo in essere una controcatechesi, sistematica e mirata, volta a introdurre qualcosa di pericolosamente nuovo nella nostra civiltà spirituale: il pregiudizio antiascetico, si è tentato di abbattere l'edificio stesso, su cui poggia la Chiesa cattolica.

Il copione si ripete. Quando la vita morale del Sacerdote non si regge più, anche la dottrina viene strumentalizzata ai fini personali. A buon intenditor ...

In questo contesto non è una meraviglia che ne siano scaturite liturgie manipolate, celebrate all'insegna dell'arbitrio personale, azzeramento di qualche importante Sacramento, amministra zione di altri con formule incomplete, istrionismo, forme magiche di culto, che imperano imperturbate, teatralità ostentata, che sovrasta il raccoglimento delle celebrazioni eucaristiche. Oh sacralità del Mistero, che sulla mensa si compie! Quanto dolore!

In una parola si é in presenza di ogni dissacrazione del Tempio, quel Tempio, dal quale Cristo stesso, con gesto ieratico, scacciò un tempo i mercanti!

La Chiesa, nel caso in questione, continua ad essere, ahimè, il luogo "dove Cristo tutto dì si merca" (Par Canto XVII, v. 51).

Che ne è della Chiesa vera, quella che, con energia appassionata e ispirata suggestione S. Caterina da Siena definiva: "La buttiga, dove si vende, col Sangue di Cristo, l'Assoluto?" "Tutti quanti fuor cherci questi cherchuti a la sinistra nostra (Inf. Canto VII vv.38-39).

So bene che le citazioni classiche non vanno più di moda. Ma non sono neanche necessarie, quando ci incalza la Parola stessa di Dio, per bocca del Profeta Geremia: "Dice il Signore: Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore. Perciò dice il Signore, Dio d'Israele, contro i Pastori, che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore. Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni, dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli, saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori, che le faranno pascolare, cosicché non dovranno più temere, né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una. Oracolo del Signore... " (Geremia 23,1-6).

Parole forti, lo so, queste del profeta Geremia. Ma sono anche certa che Dio userà tanta misericordia ai Pastori, che si ravvedono.

E ciò avverrà per le preghiere dei buoni. Di coloro, cioè, che hanno ancora l'innocenza dell'animo e della mente e le ginocchia rosse “per quel loro pregar sul pavimento” e recitano notturno e mattutino. Ma anche delle vecchiette.

Parlo proprio delle vecchiette, di quelle che sono state maltrattate dai mariti, che hanno perdonato i loro tradimenti, sopportato le loro sevizie, e, infine, li hanno curati, quando sono stati ammalati. Non di rado tra queste c'è qualche "monaca di casa", o qualche zitella, che ha conservato sani i costumi e semplice il cuore.

L'altra volta, in una chiesetta, scorsi anche la pescivendola- della quale non so nulla_ Mi accorsi solo che aveva il vestito nuovo, quello della Messa, credo, e perfino un'ombra di rossetto sulle labbra. Ha tanto l'aria dimessa questa donna, ma la sapienza dei buoni stampata sul volto.

Parlo di queste donne, che, quando scendono le ombre della sera, si recano in chiesa, dove non fanno, forse, troppo silenzio, ma, nella penombra ovattata, sono solite recitare il Santo Rosario, prima della Messa vespertina, e non mancano mai di ripetere con ritmo

cadenzato, la formula: "Moltiplica, santifica, custodisci i Tuoi Sacerdoti". Esse credono veramente nella santità del Sacerdote, e non sentono neppure l'odore acre di peccato, che emana da qualche sacrestia, che, mescolandosi all'effluvio degli incensi, sale al trono di Dio. Ma alle orecchie di Dio salgono anche le loro sincere litanie, che tengono in piedi il mondo e sono il sorriso di Dio sulla terra.

Ma, per fortuna, i Sacerdoti santi esistono veramente (io ne ho incontrati) e ad essi dico un grazie di cuore.

Miei cari e amati Vescovi (permettetemi di rivolgermi a Voi non con i titoli accademici, che vi spettano, ma in nome della comune dignità battesimale, che tutti ci affratella), mi augurerei che tremaste un po', per il vostro bene, e per quello dei vostri Sacerdoti, affinché non vi accada che "Pur vedendo, non vediate, e, pur udendo, non udiate e non comprendiate ... Voi udite, ma non comprenderete, guardate, ma non vedete" (Matteo 13, 10-17).

Mi permetto di dire ancora a Voi, che spendete talora le vostre più preziose energie in attività di rappresentanza: Fate i Pastori! Amate e correggete con affetto paterno i vostri Sacerdoti - "Caritas in Veritate" è il monito che in questi giorni ci giunge dalla Cattedra di Pietro, quella cattedra, che lo Spirito Santo assiste e governa.

Ma il principio dottrinale, sancito dal Papa non può certamente valere soltanto per la dottrina sociale della Chiesa. Sappiamo che esso vale per lo sviluppo integrale della coscienza. Pertanto, Voi Vescovi, che avete la cura pastorale dei Vostri Sacerdoti e che talora pensate di usare con essi misericordia, lasciandoli bivaccare nei vizi e pascersi di errori, ricordatevi che tradite la stessa Carità, quando, scardinandola dalle sue radici, la disancorate dalla Verità. I padri secondo la carne sanno bene che devono togliere il coltello dalle mani dei loro figlioli, affinché non si facciano del male. Quanto più voi dovreste con viscere materne (come vi ammonisce S. Paolo) partorire figli nella fede con amore e tremore!

Che il fasto dei paramenti sacri e le infule sacerdotali non offuschino mai in voi la semplicità e la purezza del cuore! E la Mitria e il Pastorale siano per Voi, oltre che un forte richiamo alla misericordia, una sorgente di forza e di coraggio nel richiamare doverosamente alla disciplina, quei sacerdoti, che l'avessero tradita.

Se ben comprendete l'animo, da cui queste mie parole sono dettate, vi renderete conto che esse non contengono alcun virtuosismo polemico, ma solo amore per la Chiesa e per i suoi rappresentanti.

            "... Sulle sponde dei fiumi di Babilonia ci siamo seduti e abbiamo pianto ...!"

 

Savina Caminiti

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Published by parcoquasimodo
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